Lavoro alla Camera dei Deputati da 15 anni… mi chiamo M.

Se potessi restare cosi generica qualcuno potrebbe immaginare che vivo da nababbo, con uno stipendio invidiabile e la prospettiva di una pensione da sogno. Invece a 45 anni la mia vita lavorativa è sempre in bilico, sono infatti una addetta alle pulizie, e il mio lavoro vale meno di quello degli uscieri in guanti bianchi. Salvo proroghe, infatti, l’appalto delle pulizie viene messo periodicamente all’asta di gare d’appalto, occasione ghiotta per alcuni, ma non per me. Io vivo periodicamente con la pesante spada di Damocle sulla testa di non sapere cosa ne sarà  del mio futuro. Alla Camera ho un contratto part time a 18 ore, e guadagno circa 7500€ lordi annui.

Sono una mamma di due splendidi ragazzi che stanno ancora studiando, separata, con un ex marito che non versa neanche un centesimo di mantenimento. Ovviamente non arrivo mai a fine mese, e devo barcamenarmi tra mille espedienti, e mille altri lavoretti, che cerco di incastrare col turno alla Camera. Attualmente il mio turno inizia alle 7 e finisce alle 11 e, per arrivare puntuale, esco di casa, nella periferia est di Roma, alle 4.50. È faticoso ma questo turno mi permette di raggiungere il secondo lavoro da un dentista all’ Eur, per racimolare almeno altre 8 ore lavorative settimanali. Non nego che quando posso vado anche a fare le pulizie in casa di una signora a San Giovanni, quando capita, in nero. Chi conosce Roma, sa che si tratta di lavori ai poli opposti di una città immensa e congestionata di traffico.

E così arranco a fine mese, nell’impresa di non far mancare mai un pasto sulla tavola dei miei figli. Ma non voglio fare l’eroina o la vittima. Come me sono tante persone. Tanti come me, che tremano di paura ad ogni possibile cambio appalto per il fatto di non sapere se vedremo confermate quelle ore, e quei turni, ma soprattutto quello stipendio regolarmente versato al 10 di ogni mese. Ogni tanto capita infatti che i nuovi appalti ci riducano l’orario, come pure capita che qualche stipendio slitti, facendo cadere a picco le nostre scadenze (affitti, mutui, prestiti).

Quando entro alla Camera la mattina mi sento “importante”, parte di uno degli edifici in cui si decide la sorte del mio paese. Quando ne esco, sono sfinita dalla mole sempre crescente di lavoro, e dalla consapevolezza di quanto poco importi a quelle persone delle condizioni in cui lavoriamo. Mi sento quotidianamente svilita, come lavoratrice e come donna, perché in quelle stanze sono invisibile, come invisibili sono i miei diritti. Dovremmo essere parte integrante dello staff della Camera, e non lavoratori in affitto al miglior offerente, non eterni precari sotto ricatto.