Ospedale Sandro Pertini: il ricatto del lavoro domenicale agli operatori delle pulizie

La bufera del ricatto del lavoro domenicale si sta abbattendo anche sulle lavoratrici e sui lavoratori dell’appalto di igiene e sanificazione (pulizie) dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma. Come in altri settori, infatti, si sta tentando di stravolgere il concetto di riposo domenicale, spingendolo verso la nuova frontiera di giornata ordinaria di lavoro. Lo scopo è  chiaramente il risparmio sul costo del lavoro, che nelle giornate festive (e ricordiamo che nel contratto nazionale delle pulizie all’art 41 la domenica è ancora annoverata come giornata festiva!) è  prevista una maggiorazione del 50%.

Il tentativo di operare una forzatura sui turni ad opera dell’appalto delle pulizie non intende dunque garantire una migliore e/o maggiore copertura rispetto a quella già in atto, ma semplicemente far rientrare il lavoro domenicale nell’ordinario, in modo da auspicare anche nel prossimo rinnovo del CCNL ad una riduzione della maggiorazione prevista. Il rischio che si corre è che accada proprio questo, lo abbiamo già visto altrove (ad esempio nel commercio dove si è  passati da una maggiorazione del 100% ad una del 35% e alla pressoché nulla garanzia a tale riposo, vedasi l’accordo integrativo di Esselunga), e in settori che nulla hanno a che vedere con la pubblica utilità, dunque perché stupirsene?

“Ma il nostro non è stupore. Quello che si intende rappresentare qui è il rifiuto categorico di ogni tentativo di svilire la dignità del lavoro, a partire dal diritto al riposo, specie se domenicale, come pure di ogni tentativo di disconoscerne il valore retributivo” dichiara Maria Sarsale dei COBAS del Lavoro privato.

Il CCNL della multiservizi e dei servizi integrati all’art 40 stabilisce che il riposo domenicale è  da considerarsi il riposo privilegiato. E in una realtà come quella ospedaliera, che ha sempre lavorato 7 giorni su 7, 24 ore su 24, riuscendo a conciliare tale riposo ogni due settimane, ci risulta chiaro il tentativo sotteso di abbassare il costo, ma soprattutto il valore, del lavoro.

In un baratto simile al gioco delle tre carte si vuole far passare come necessario il sacrificio del riposo domenicale, quando invece nasconde la volontà di risparmiare sul costo del lavoro, non garantendo piena occupazione, ma usando gli stessi operatori come tappabuchi.

In una irricevibile turnazione sperimentale abbiamo visto emergere la possibilità di un riposo domenicale ogni 6 settimane, oltre che la modifica sostanziale della turnazione da 5 giornate lavorative a 6.

Oltre l’incapacità di risolvere l’annoso problema della sesta giornata, e la relativa retribuzione maggiorata del 25%, infatti, il rischio di svendere il diritto al riposo domenicale è  dietro l’angolo e non ci troverà impreparati.

Le lavoratrici e i lavoratori in forza in questo appalto sono a prevalenza part time, e ad oggi non hanno ancora in mano un contratto a tempo parziale con una chiara distribuzione dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno, né  tantomeno le eventuali clausole elastiche e/o flessibili (cosi come previsto dall’art. 33 del CCNL di categoria).

A metà mese di maggio questi operatori si sono visti attuare in modo unilaterale la nuova turnazione su sei giornate a fronte delle 5 previste dal contratto, e non condivisa in precedenza con le organizzazioni sindacali. Se da un lato, infatti, l’organizzazione del lavoro è facoltà delle aziende, dall’altro è altrettanto vero che il contratto collettivo prevede all’art. 30 che laddove si intenda modificare l’orario di lavoro “con le Rappresentanze sindacali aziendali, ovvero con la Rappresentanza sindacale unitaria, assistita dalle Organizzazioni sindacali territoriali, potrà essere concordata una distribuzione in 6 giornate in relazione alle esigenze aziendali”.

Il mancato passaggio con le Organizzazioni sindacali, le numerose forzature contrattuali, l’inadempienza dei doveri aziendali di comunicazione e di trasparenza, oltre che ledere il diritto dei lavoratori ne mettono seriamente in discussione la retribuzione così come previsto dai parametri contrattuali, oltre che violare il diritto al riposo domenicale, sia in aperta antitesi da quanto avvenuto fino ad ora sia da quanto previsto dal contratto collettivo.

“Ravvisiamo in questi segnali – dichiara ancora Maria Sarsale – un’allarmante e diffusa tendenza, quella che mette i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sempre al di sotto, se non al di fuori, dell’affannosa corsa al massimo profitto di pochi. E qui, al Pertini, gli operatori delle pulizie ne hanno subite oltre ogni loro sopportazione negli ultimi anni. Il dramma del lavoro esternalizzato e dei continui cambi appalto, infatti, cela il rischio di una perdita dei parametri contrattuali, ma qui si sta mettendo in discussione tutta la loro professionalità nonché la gestione stessa della loro vita. Non accetteremo di barattare il diritto al riposo domenicale tanto quanto non accetteremo l’imposizione autoritaria e presa in modo unilaterale di una turnazione che punta al risparmio sulla pelle dei lavoratori e non alla condivisione di un’organizzazione del lavoro davvero funzionale, e che tenga in conto la necessità del recupero psico-fisico, come pure di una adeguata conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.”

Infatti dei molti part time presenti in appalto, altrettanti sono costretti ad avere un secondo lavoro, e questa nuova turnazione è inaccettabile anche per questo, perché giunta in corso d’opera e in totale indifferenza di quanto sopra esposto. Le lavoratrici e i lavoratori della ditta delle pulizie del Pertini, e aderenti al Movimento Cenerentola, metteranno in campo tutto quanto in loro potere per opporsi all’attuazione definitiva di questa turnazione sperimentale inaccettabile.

Cobas del Lavoro Privato